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Stop al mantenimento: al vaglio delle Sezioni unite

L'articolo 433 del Codice civile riconosce al coniuge economicamente più debole e quindi non più in grado di mantenersi il diritto agli alimenti. La Suprema Corte si era pronunciata sugli effetti prodotti dalla nuova convivenza sull'assegno di divorzio.

In particolare, qualora l'ex coniuge, ritenuto economicamente più debole, dovesse decidere di creare una nuova famiglia, perderebbe il diritto al mantenimento da parte dell'ex in modo irreversibile. Ciò antecedente accadeva solo quando fosse stato contratto nuovo matrimonio, mentre ad oggi accade anche in presenza di una convivenza more uxorio.

La Cassazione dichiara che il diritto a percepire l'assegno divorzile cessa quando viene instaurata una convivenza di fatto. Ciò è affermato in nome dell'autoresponsabilità nelle scelte.

I giudici hanno però di recente richiesto di declinare il principio di autoresponsabilità in maniera più aderente al caso concreto ed a questo intento è stata emanata un'Ordinanza interlocutoria. Dichiarano quindi che la convivenza more uxorio non basti di per sé a far scattare il principio "salva mariti".

È richiesto al giudice di valutare ad ogni singolo caso:

- Il contributo dato al patrimonio familiare nel corso del matrimonio

- Il contributo dato all'altro coniuge

L'assegno, di conseguenza, potrebbe essere rivisto in base al nuovo contesto sociale di riferimento.

L'Ordinanza interlocutoria n.28995 del 17/12/2020 dichiara, al punto 8, quanto segue:

"Il principio di autoresponsabilità non può escludere l'assegno divorzile laddove il beneficiario abbia instaurato una stabile convivenza di fatto con un terzo. Il principio merita una differente declinazione più vicina alle ragioni della concreta fattispecie ed in cui si combinano la creazione di nuovi modelli di vita con la conservazione di pregresse posizioni, in quanto, entrambi, esito di consapevoli ed autonomi scelte della persona. [...] Può ritenersi che permanga il diritto all'assegno di divorzio nella sua natura compensativa, resta al giudice di merito accertare l'esistenza di ragioni di un eventuale modulazione del primo laddove la nuova scelta di convivenza si riveli migliorativa delle condizioni economico-patrimoniali del beneficiario e tanto rispetto alla funzione retributiva dell'assegno segnata, come tale, dall'osservanza di una misura di autosufficienza."


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