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Licenziamento per giustificato motivo: quando spetta il risarcimento?

Il conflitto tra l'interesse aziendale ad organizzarsi liberamente e quello del lavoratore a conservare il posto di lavoro è troppo spesso inevitabile.

Cosa succede quindi? Succede che il licenziamento può causare un dramma, un problema che ricade sul solo lavoratore.


La sentenza di Cassazione n. 5996/19 del 28 febbraio 2019 conferma che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo del lavoratore, anche distaccato presso un’altra azienda dello stesso gruppo, è legittimo: l’impossibilità di impiegare il dipendente pure in mansioni diverse da quelle che svolgeva giustifica il licenziamento.


Ancora una volta le ragioni aziendali relative all'attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento, unite all'impossibilità di ricollocare il lavoratore, legittimano il licenziamento.


Giusto o sbagliato che sia, nel conflitto tra valori costituzionali di pari importanza quali il diritto al lavoro previsto dall'art. 35 della Costituzione e il diritto alla libertà di iniziativa economica previsto dall'art. 41 Costituzione, spesso vince il diritto alla libertà economica e quindi il datore di lavoro.

L'azienda da un lato ha l'obbligo di preservare il lavoro delle persone ma per altro verso le organizzazioni moderne tendono ad accorpare funzioni sopprimendo alcuni ruoli, con inevitabile perdita di occupazione.

Il conflitto tra questi interessi si elimina solo con la creazione di nuove occasioni di lavoro per chi si ritrova nella morsa dei licenziamenti e tuttavia, il lavoratore che subisce il licenziamento, deve sempre verificare se il motivo oggettivo è legittimo o meno.


Capita infatti che i datori di lavoro utilizzino dei motivi oggettivi che in realtà non ci sono, col fine di licenziare personale che diversamente non riuscirebbero a togliere dall'organico aziendale. In questi casi è di fondamentale importanza chiedere al datore di lavoro per iscritto i motivi del licenziamento e rivolgersi poi all'avvocato del lavoro per valutare se il licenziamento è giusto o meno.

Se il licenziamento è sbagliato perché il motivo non sussiste il lavoratore ha 60 giorni per impugnare il licenziamento e deve rivolgersi a un avvocato del lavoro per valutare se spetta il risarcimento del danno, che può arrivare sino a 36 mensilità.

Come ottenere il risarcimento?

Se hai dubbi sul tuo licenziamento e vuoi la consulenza di un avvocato del lavoro per impugnare il licenziamento raccontaci il tuo caso e valuteremo se ti spetta il risarcimento del danno per licenziamento illegittimo.


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