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Il caso della falsa Ferrari: i giudici optano per una distruzione simbolica

In data 11 dicembre 2020 la #Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane. La #controversia riguardava la richiesta da parte di #Ferrari della distruzione della copia dell’automobile “196/246 S Dino” che fu prodotta a #Maranello nel 1958 mentre l’ente statale ne richiedeva la conservazione.

Il falso verrà esposto nel “Museo della contraffazione” a testimonianza di quanto accaduto e per finalità di formazione degli agenti.


La questione ha inizio 12 anni fa, nel 2008, quando degli ispettori doganali liguri trovarono il modello prodotto a Maranello a partire dal 1958. Si trattava della Ferrari Dino 196/246 S. Nonostante apparisse esattamente identica a quella progettata dal figlio di Enzo Ferrari, l’#automobile risultava essere un #falso.

Da quel momento in poi fu sequestrata.


Fin da subito la casa automobilistica Ferrari ne chiese la distruzione. L’Agenzia delle Dogane invece decise di far leva sull’articolo 16 della legge 99/2009. L’articolo in questione prevede che alcune tipologie di beni contraffatti possano essere affidati agli enti pubblici; la finalità è quella sia di giustizia, che di protezione civile o tutela ambientale.


A seguito di un sequestro durato 10 anni il Tribunale di Genova ne aveva confermato la distruzione. In data 11 dicembre però la #Corte di Cassazione mediante la sentenza n. 35544 ne ha cambiato le sorti.


Il motivo sottostante questa decisione è che la contraffazione risulta essere unica ed atipica.

L’auto non potrà essere esposta al pubblico ma sarà custodita per essere studiata.

A tutela della parte lesa sarà proprio questo divieto di #esposizione che consentirà in qualche modo di “distruggere” l’oggetto da un punto di vista simbolico.


Resterà quindi detenuta in via definitiva dall’Agenzia delle Dogane che la utilizzerà come caso-studio per i propri #dipendenti e collaboratori, preservando così il prestigio e la nomina di Ferrari.




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